Facciamo due chiacchiere con Gloria Turrini, recentemente rientrata da Memphis, Tennessee dove è stata la rappresentante italiana per l’edizione 2026 dell’International Blues Challenge, tenutasi dal 13 al 17 gennaio e dopo aver conseguito la possibilità di suonare a Beale Street vincendo le selezioni italiane ideate ed organizzate dai festival Rootsway e Deltablues, in collaborazione con Il Blues Magazine e, da quest’anno, anche Italian Blues Union.
La Romagnola Gloria Turrini non è solo una cantante, ma una vera forza della natura che fonde il blues rurale, il soul più viscerale e il jazz degli anni ’20 e ’30 in un’esperienza sonora unica.
Con il suo inconfondibile timbro da contralto — profondo, scuro e magnetico — ha calcato i palchi più importanti d’Europa, collaborando con artisti del calibro di Max Gazzè, Andrea Mingardi e Andy J. Forest.
Recentemente ha portato la bandiera del blues italiano fin nel cuore del Tennessee, rappresentando l’Italia alle finali mondiali dell’International Blues Challenge di Memphis con il progetto Gloria & The Doctors.
Una partecipazione che non è solo un traguardo di carriera, ma la conferma che il Blues non ha confini geografici, solo radici profonde.
INTERVISTA A GLORIA TURRINI

Gloria Turrini in Beale Street a Memphis, Tennessee
L’atmosfera di Beale Street in quel di Memphis, culla del blues. Cosa si prova a cantare “il diavolo e l’acquasanta” proprio lì, dove tutto è iniziato, e che tipo di accoglienza hai ricevuto dal pubblico americano, storicamente molto esigente?
Esibirsi negli Stati Uniti è sempre un’emozione incredibile.
In particolare nei Juke Joint, dove ogni dettaglio ti pervade di blues. In questo siamo stati molto fortunati perché durante l’IBC abbiamo suonato sempre al Blues Hall, unico Juke Joint su Beale Street.
L’accoglienza è stata calda come ci aspetta dal Sud degli Stati Uniti e dai Blues fan di tutto il mondo. Nonostante fuori le temperature fossero vicino allo Zero, dentro al locale si sudava!
Arrivare alle finali mondiali è un percorso lungo che parte dalle selezioni nazionali. Qual è stato il momento, durante i set a Memphis, in cui hai capito che la vostra proposta (un mix di blues e New Orleans groove) stava davvero facendo breccia nei giudici internazionali?
Già dai primi applausi avevamo capito che il pubblico e i giudici stavano apprezzando i nostri brani e il nostro sound.
Ma la certezza l’abbiamo avuta mentre non suonavamo, quando ci fermavano per strada per farci i complimenti, per dirci quanto si fossero emozionati durante le ballad, per chiederci da dove venivamo perché non credevano fossimo italiani visto il nostro sound. Riccardo ha sicuramente conquistato tutti fan del chitarrismo Blues per il suo stile “tasty” e distintivo.
Spesso definisci la tua musica come una ricerca delle “roots”. Come riesci a far convivere la tua anima romagnola con le sonorità del Delta del Mississippi e di New Orleans? C’è un punto d’incontro segreto tra queste due terre?
La Romagna, come la Louisiana e la parte sud del Mississippi, era di fatto una palude. E, passatemi il paragone, i mezzadri romagnoli di un tempo (come i mezzadri del Sud degli Stati Uniti), per poter parlare dei loro padroni e del loro scontento senza farsi capire, avevano inventato un dialetto che gli permetteva di esprimersi in codice. Cosa che ritroviamo nelle Work Song, negli Spirituals e anche nel Blues.
E anche da noi ci si trovava la domenica per andare a messa e poi far baldoria nelle aie a suon di musica!

All’IBC ti sei esibita con Riccardo Ferrini e senza Simone Scifoni. Come si è evoluto il vostro sound in vista di una competizione così serrata e quanto ha influito il vostro ultimo lavoro, “Dat Nola Trip”, nella costruzione della scaletta per il pubblico di Memphis?
Il progetto Gloria and the Doctors si muove molto in duo. Io e Riccardo da qualche anno maciniamo più kilomentri e miglia aeree che note!
A parte gli scherzi, il duo è una realtà ben rodata.
Abbiamo scelto di andare senza Simone per partecipare nella categoria Solo/Duo e non trovarci nella stessa categoria di band numerose.
Inoltre i brani che abbiamo proposto sono quasi tutti dell’album “Dat Nola Trip”, registrato a New Orleans e nato in duo.
Con Simone abbiamo registrato la scorsa estate un album di cover dal titolo “Across the Blues” ed ora stiamo lavorando ad un album di inediti che vorremmo far uscire nel 2027.
Partecipare a un evento di questa portata cambia spesso la prospettiva di un artista. Qual è la lezione più importante che porti a casa dal Tennessee e quali sono i prossimi passi per Gloria Turrini nel 2026?
Non direi che la mia prospettiva sia cambiata dopo l’IBC.
Sicuramente abbiamo avuto ancora una volta la conferma che la musica è condivisione, non competizione.
Gli artisti che abbiamo conosciuto sono stati generosi, sia con il pubblico che con le altre band.
Il 2026, come ogni anno del resto, mi vedrà in giro a fare concerti e a lavorare su nuovi brani.
Ora siamo in trio in tour Europeo, torneremo a fine febbraio e il 10 marzo io e Riccardo partiremo di nuovo per gli Stati Uniti dove resteremo per un paio di mesi (con un breve detour in Polonia!).
L’estate la passeremo in Italia con una breve tappa in Olanda a giugno dove parteciperemo al Enkhuizen Jazz Festival.
A metà aprile sarete a Katowice, in Polonia, per rappresentare l’Italia alle finali europee dell’Europen Blues Challenge, altro importante traguardo raggiunto. In questa occasione sarete ancora un duo, oppure il pubblico avrà l’opportunità di vedervi in trio?
A Katowice parteciperemo in Trio con Simone Scifoni al piano e non vediamo l’ora!

Cosa ne pensi del panorama blues europeo e quali sono, secondo te, le differenze con quello Statunitense?
Le differenze sono probabilmente legate al background di ogni persona, le esperienze di vita, la terra in cui si cresce.
La cosa che ho notato negli anni e noto tutt’ora è la patina che ricopre il blues.
A volte ci si dimentica che questa è una musica “sporcacciona”, imprecisa, che ti travolge, ti fa ballare, piangere, ti scuote dentro.
Spesso invece ci siamo trovati di fronte a band o musicisti che mettono in primo piano il virtuosismo, il look.




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